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Italia sempre indietro nel mercato degli equivalenti rispetto ai principali Paesi: siamo in coda nella classifica di 10 Paesi stilata dalla ventitreesima edizione del "Rapporto sull'Uso dei Farmaci in Italia”. Avanzano ancora i biologici fuori brevetto.

 

 

 

L’analisi – pubblicata oggi dall’Agenzia documenta con chiarezza che il mercato italiano degli equivalenti, a quarant’anni dalla nascita, ancora non decolla. L’italia - si legge infatti nel report è terz’ultima nel confronto con Austria, Belgio, Germania, Gran Bretagna, Francia, Polonia, Portogallo Svezia e Spagna sia dal punto di vista della spesa che dei consumi. In particolare l’incidenza della spesa per gli equivalenti si attesa al 43,4% a fronte di percentuale media di spesa territoriale per i farmaci equivalenti nei Paesi analizzati del 47,6% (media Ue: 48,3%) ed oscilla tra il 34,7% del Belgio e il 68,6% della Polonia. La percentuale dei consumi oscilla invece tra il 50,6% del Belgio e l’81,8% della Gran Bretagna, e si attesta in Italia al 54,9%.

 

AIFA quivalenti 2022

Di tutt’altro tenore la performance dei biosimilari che vede l’Italia prima per spesa (76,4%) e consumi (66,1%) rispetto ad una media Ue del 60,2% per la spesa e di 33,2% per i consumi. A livello europeo, la più alta percentuale di consumo di farmaci biosimilari si registra per filgrastim, epoetina, rituximab, infliximab, bevacizumab e pegfilgrastim. È incrementata in tutti i Paesi l’incidenza del consumo del biosimilare di bevacizumab, arrivando a livello europeo ad una copertura dell’81% (nel 2021 era 58%). Basse percentuali di penetrazione del biosimilare si osservano in tutti i Paesi per le insuline e per l’eparina a basso peso molecolare. In Italia la bassa incidenza del biosimilare delle insuline potrebbe essere ascrivibile al fatto che vengono erogate in regime di assistenza convenzionata, dove non vi è l’effetto delle gare. La teriparatide che a livello europeo nel 2021 presentava una bassa incidenza (34%) dei consumi del biosimilare ha registrato un incremento arrivando ad una percentuale del 52%.

 

AIFA biosimilari 2022

 

Il Rapporto fornisce una descrizione sempre più completa e critica dell’assistenza farmaceutica in Italia, in ambito territoriale e ospedaliero, sia a carico del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) che tramite l’acquisto privato da parte del cittadino.  

In questa edizione maggior enfasi è stata data alla sezione dedicata all’acquisto dei farmaci di fascia C e C-NN da parte delle strutture sanitarie pubbliche e all’analisi della distribuzione diretta e per conto, investigando maggiormente l’eterogeneità a livello regionale nella scelta dei canali di erogazione.  

Nel capitolo dedicato ai confronti internazionali, i livelli di spesa e consumo di varie categorie terapeutiche registrati in Italia sono stati confrontati con quelli di altri nove Paesi Europei, per un trend temporale degli ultimi quattro anni.  

Tra le novità di questa edizione, l’introduzione di una nuova sezione dedicata all’analisi del potenziale impatto ambientale di una serie di principi attivi ad alto utilizzo o ad alto rischio di tossicità ambientale. 

Di seguito i dati principali del Rapporto Osmed 2022

•La spesa farmaceutica nazionale totale (pubblica e privata) nel 2022 è stata pari a 34,1 miliardi di euro, in aumento del 6,0% rispetto al 2021.

• La spesa pubblica, con un valore di 23,5 miliardi, ha rappresentato il 68,9% della spesa farmaceutica complessiva e il 17,9% della spesa sanitaria pubblica, ed è in aumento rispetto al 2021 (+5,5%).

• La spesa per i farmaci acquistati dalle strutture sanitarie pubbliche è stata di circa 15,0 miliardi di euro (253,6 euro pro capite), in crescita (+8,6%) rispetto all’anno precedente, parallelamente anche i consumi risultano in aumento (+5,7%).

• Nel 2022 più di 6 cittadini su 10 hanno ricevuto almeno una prescrizione di farmaci. È stata osservata una crescita della spesa pro capite e dei consumi con l’aumentare dell’età. In particolare la popolazione con più di 64 anni ha assorbito oltre il 60% della spesa e delle dosi. Le Regioni del Nord hanno registrato una prevalenza inferiore (63,1%) rispetto al Centro (68,4%) e al Sud Italia (69,5%).

• Il 45,0% della popolazione pediatrica ha ricevuto nel 2022 almeno una prescrizione di farmaci (il 61,4% dei bambini nella fascia di età prescolare). Rispetto all’anno 2021, si registra un incremento delle confezioni pro capite, concentrato maggiormente nei bambini tra i 6 e gli 11 anni di età, sebbene un aumento dei consumi abbia interessato tutte le fasce di età. I farmaci più prescritti restano gli antimicrobici per uso sistemico e quelli per l’apparato respiratorio; per entrambe le categorie si registra un forte incremento nei consumi.

• Nella popolazione anziana la spesa media per utilizzatore è stata di 556 euro (601,5 negli uomini e 520,8 nelle donne). Quasi l’intera popolazione (98,4%) ha ricevuto nel corso dell’anno almeno una prescrizione farmacologica.

• Nel 2022 la spesa farmaceutica pro capite, comprensiva dei medicinali acquistati direttamente dalle strutture sanitarie pubbliche e di quelli erogati attraverso il canale della convenzionata, è stata pari a 419,37 euro, in aumento del 5,7% rispetto all’anno precedente. I consumi si attestano a 1325,21 DDD/1000 abitanti die in aumento dell’1,6% in confronto al 2021, con il consumo in assistenza convenzionata che assorbe l’86% delle dosi totali.

• Tra le categorie ATC I livello a maggior spesa pubblica, tutte registrano un incremento rispetto all’anno precedente, con i maggiori incrementi osservati per i farmaci Pagina 2 di 3 dell’apparato respiratorio e per i farmaci dell’apparato gastrointestinale e del metabolismo. Per quest’ultimi l’incremento potrebbe essere attribuito ai farmaci antidiabetici di più recente introduzione. Entrambi gli incrementi sono stati registrati prevalentemente nel canale degli acquisti da parte delle strutture sanitarie pubbliche. Tra le categorie ATC I livello a maggior consumo, i maggiori incrementi sono stati registrati per i farmaci del sistema nervoso centrale e i farmaci del sangue e gli organi emopoietici, in particolar modo negli acquisti da parte delle strutture sanitarie pubbliche. Per i farmaci del sangue e gli organi emopoietici l’incremento potrebbe essere attribuibile al maggior consumo dei nuovi anti-coagulanti orali.

• Nel 2022 la spesa per farmaci di classe C a carico del cittadino ha raggiunto 6,5 miliardi di euro circa, con un incremento del 6,9% rispetto al 2021; di questi, il 54% (3,5 miliardi), è relativo a farmaci con ricetta e il 46% (2,99 miliardi) a farmaci di automedicazione (SOP e OTC), comprensivi di quelli erogati negli esercizi commerciali Le benzodiazepine, contraccettivi e farmaci utilizzati nella disfunzione erettile si confermano le categorie a maggiore spesa. Considerando solo i farmaci di automedicazione, i primi principi attivi per spesa sono ibuprofene e diclofenac.

• I farmaci cardiovascolari hanno rappresentato la classe terapeutica a maggiore spesa (50,29 euro pro capite) e consumo (487,4 DDD) nel canale della convenzionata, mentre i farmaci antineoplastici e immunomodulatori e i farmaci del sangue e organi emopoietici sono stati quelli rispettivamente a maggiore spesa (113,04 euro pro capite) e consumo (53,0 DDD) tra i prodotti farmaceutici acquistati direttamente dalle strutture pubbliche.

• La Regione con il valore più elevato di spesa lorda pro capite per i farmaci di classe A-SSN è stata la Campania con 197,9 euro pro capite, mentre il valore più basso si registra nella PA di Bolzano (115,3 euro pro capite), con una differenza tra le due Regioni del 71,6% (Tabella 1.2.4). Per quanto concerne i consumi, la Regione con i livelli più elevati è stata la Campania con 1.293,4 DDD/1000 abitanti die, mentre i consumi più bassi si registrano nella PA di Bolzano (843,8 DDD/1000 abitanti die).

• Nel 2022 i farmaci a brevetto scaduto hanno costituito il 71,6% della spesa e l’86,2% dei consumi in regime di assistenza convenzionata di classe A. La quota percentuale dei farmaci equivalenti, ad esclusione di quelli che hanno goduto di copertura brevettuale, ha rappresentato il 21,9% della spesa e il 30,3% dei consumi.

• Per i biosimilari si confermano un aumento nel consumo delle specialità medicinali disponibili da più tempo e un trend positivo per i farmaci di più recente commercializzazione (anti-TNF-alfa, bevacizumab, rituximab, trastuzumab e teriparatide), sebbene sia rimasta una certa variabilità regionale per consumo e incidenza di spesa.

• La spesa delle nuove entità terapeutiche è passata da da circa 5.174 milioni di euro nel 2014 a circa 8.540 milioni di euro nel 2022. • La spesa dei farmaci orfani, comprensiva dell’acquisto da parte delle strutture sanitarie pubbliche e dell’erogazione in regime di assistenza convenzionata, ha fatto registrare nel Pagina 3 di 3 2022 un incremento del 9 un incremento del 29,2% rispetto al 2021, attestandosi al valore di 1,98 miliardi di euro, corrispondente al 6,0% della spesa farmaceutica a carico del SSN

• Nel confronto internazionale si evidenzia ancora una bassa incidenza della spesa per i farmaci equivalenti rispetto agli altri Paesi europei, sebbene l’Italia al 1° posto nell’incidenza della spesa e del consumo di farmaci biosimilari. Nel confronto sui prezzi emerge come l’Italia, considerando sia i farmaci erogati in ambito territoriale sia quelli in ambito ospedaliero, abbia prezzi superiori solo alla Francia, al Portogallo e alla Polonia. L’Italia, L’Italia, con 48,2 euro pro capite, risulta al 5° posto per la spesa dei farmaci orfani, dopo Austria (62,3 euro), Francia (62,0 euro), Belgio (50,3 euro) e Germania (49,3 euro); tutti i Paesi mostrano un andamento crescente della spesa negli anni 2021 e 2022

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Foto: Polina Tankilevitch su Pexels