Partnership Egualia SIFO
CARENZE
Altro

In pista un nuovo modello di comunicazione tra farmacisti ospedalieri e aziende farmaceutiche per gestire la temporanea indisponibilità di medicinali.  

presidi farmaceutici solidali
DONAZIONI
Altro

Egualia, Banco Farmaceutico e FOFI fanno squadra per riuscire a dare supporto a chi ogni giorno si prende cura dei poveri

generici, biosimilari
EGUALIA
Altro

Pubblicati i Report annuali 2020: gli equivalenti crescono a volumi dello 0,3%, performance super per i biologici off patent che volano al + 10,4%

Pangea XIV
AIFA
Altro

Oltre nove milioni di farmaci e dispositivi medici sequestrati, 113mila siti internet illegali  chiusi, numerosi arresti di persone coinvolte nel traffico di medicinali potenzialmente dannosi per la salute: è il bilancio della XIV edizione di PANGEA, l’operazione internazionale finalizzata a contrastare la commercializzazione di medicinali e dispositivi medici illegali o falsificati venduti online, svoltasi dal18 al 25 maggio, con la partecipazione a livello mondiale di 55 Paesi. 

Ne da notizia l'Aifa in una nota in cui si sottolinea che, alla luce dell'attuale pandemia, l’operazione Interpol - coordinata per l’Italia dal Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia della Direzione Centrale di Polizia Criminale - si sia focalizzata in modo particolare sui farmaci correlati alla cura del COVID-19.

Le attività di controllo sono state effettuate presso i maggiori hub aeroportuali dei Corrieri Espresso e delle Poste, in ragione dell’elevato numero di spedizioni di cui questi sono destinatari. Presso questi hub sono state condotte verifiche congiunte da parte di “squadre miste” composte da personale di ADM e militari dei Nuclei dei Carabinieri NAS, coadiuvati dall’Ufficio Investigazioni della Direzione Antifrode ADM e dal Nucleo Carabinieri-NAS AIFA, con il supporto dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA).

"Grazie all’intensificazione dei controlli sulle spedizioni dirette in Italia - si legge nella nota Aifa -  sono stati individuate e sequestrare nel corso della week of action circa 30.000 unità di farmaci illegali e falsificati, per un valore stimato di circa 100.000 euro". "L’operazione - conclude la nota - ha inoltre consentito di individuare trend emergenti, come quelli riguardanti sia le spedizioni illegali di farmaci provenienti da Singapore, che le spedizioni di farmaci di medicina tradizionale cinese utilizzati per la cura del Covid-19, presumibilmente destinati alle comunità asiatiche residenti in Italia. In questi casi, l’intervento di Interpol è stato particolarmente significativo, grazie alla rapidità con la quale è stata possibile la condivisione delle informazioni a livello intercontinentale".                                           

IOEquivalgo Scuola
CITTADINANZATTIVA
Altro

Primi classificati l'Istituto Giordano Bruno di Perugia e il Peano di Roma. Leonardi (Salute): "Fondamentale l'attenzione dei giovani alla sostenibilità e alle materie scientifiche". Häusermann (Egualia): "L'industria farmaceutica  ha sempre bisogno di nuove leve".

 

 

 

Cure mancate
Altro

Oltre un milione e 300mila ricoveri saltati, di cui più di 500mila urgenti. Radioterapia, chemioterapia, ricoveri per il tumore alla mammella, ai polmoni, al pancreas, impianto defibrillatori e pacemaker, interventi cardiochirurgici maggiori: il calo nel 2020 è tra il 10 e il 30% a seconda della prestazione. Persino i ricoveri pediatrici sono crollati fino al 50%. E anche i trapianti di organi hanno fatto marcia indietro, con una diminuzione dell'8 per cento.

A tracciare l'ennesimo bilancio delle "cure mancate" causa emergenza pandemia - analizzando anche i dati del Rapporto 2021 sul Coordinamento della finanza pubblica della Corte dei Conti - è il IV Report di Salutequità (Associazione indipendente per la valutazione della qualità delle politiche per la salute), appena diffuso.

«Abbiamo avuto anche 144,5 milioni di prestazioni specialistiche ambulatoriali in meno, 90 milioni di prestazioni di laboratorio sempre in meno, così come 8 milioni di prestazioni di riabilitazione e 20 milioni di diagnostica», sottolinea il presidente di Salutequità, Tonino Aceti.  «La cosa più grave - prosegue - è che nonostante la forte riduzione delle prestazioni erogate rispetto al 2019, circa il 67% delle risorse stanziate nel 2020 per il loro recupero non sono state spese dalle  Regioni. L’accantonamento delle risorse è stato di circa il 96% nelle Regioni meridionali e insulari, di circa il 54% al Nord e del 45% al Centro».

«Finanziare queste misure non basta più - aggiunge Aceti -. Per rendere effettivamente esigibile il diritto alla salute in ogni angolo del Paese, serve un sistema efficiente, efficace e tempestivo sull’attuazione da parte delle Regioni delle misure volte al recupero delle prestazioni. In caso di inerzia delle Regioni è necessario prevedere l’esercizio di poteri sostitutivi da parte dello Stato, nonché inserire il recupero delle prestazioni e dell’utilizzo delle relative risorse da parte delle Regioni tra gli indicatori del Nuovo Sistema Nazionale di Garanzia dei LEA. E’ evidente a tutti che, alla luce della pandemia, indicatori nuovi come questo devono essere introdotti nel Nuovo Sistema di Garanzia, ancora purtroppo fermo ai dati del 2018».

«Non sarebbe accettabile - conclude il presidente di Salutequità -  ritrovarci ancora una volta, a fine 2021, con un livello inadeguato di recupero delle prestazioni e di utilizzo delle relative risorse da parte delle Regioni. Per questo Salutequità è impegnata a modificare l’art. 26 del Decreto Sostegni Bis per dare concretezza e strumenti attuativi che garantiscano l’equità di accesso alle cure».

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Foto: Mart Production su Pexels

IV Rapporto Salutequità

Medicines for Europe
Altro

Le modifiche richieste dal comparto delle aziende europee degli off patent al temporary framework sugli aiuti di Stato proposto dalla commissione UE

Vaccini
Altro

Poste le basi per un esercizio di collaborazione interindustriale per aiutare a prevenire anche in futuro gap di fornitura, che si affianca al  progetto allo studio del Mise per il reshoring di farmaci e principi attivi sul territorio nazionale

MICI, sottotrattamento biologici
BIOSIMILARI
Altro

Focus sul sotto-trattamento nella ricerca CliCon al centro di in un convegno organizzato dal Gruppo Italiano Biosimilari (IBG) e dal Gruppo Italiano per le MICI. Il sottosegretario alla Salute Sileri annuncia l'avvio di un tavolo di lavoro su ricerca, formazione e programmazione

 

PNRR
Altro

Gli strumenti già esistenti consentono il recupero fino al 40-50% degli investimenti oltre i 20 milioni tramite accordi di programma nelle Regioni del Sud. Ma per il Nord occorre una deroga della Commissione UE alla normativa sugli aiuti di Stato

 

 

 

BIOSIMILARI UE
Biosimilari

Da Medicines for Europe la Market policy review 2020 sui biosimilari, con una panoramica completa delle politiche  in tema di disponibilità, tariffazioni, mercati al dettaglio, gare, rimborsi, politiche relative agli operatori sanitari, informazione e istruzione.

COVID-19
Altro

Del Covid  e delle sue vittime sappiamo tutto. Forse anche troppo. Ogni giorno. Ma che fine hanno fatto i pazienti non-Covid? A ri-accendere la domanda è l’Osservatorio permanente sullo stato dell’assistenza ai pazienti NON Covid-19 lanciato con il terzo Rapporto di Salutequità - Organizzazione indipendente per la valutazione della qualità delle politiche per la salute, guidata da Tonino Aceti - dedicato proprio alla “Trasparenza e accesso ai dati sullo stato dell’assistenza ai pazienti NON Covid-19” che traccia un bilancio inquietante. Con la pandemia, la Lombardia ha perso 2,4 anni di vita, il 10% di un’intera generazione; l'attesa di vita alla nascita in Italia è andata indietro in media quasi di un anno, abbassando l’asticella soprattutto nelle Regioni del Nord, per una media Italia di 9 mesi di vita persi. E ci son buone probabilità che le cose in futturo possano andare ancora peggio.

"Nel 2020 - denuncia Salutequità - la rinuncia alle cure dei pazienti non-Covid è aumentata di circa il 40% rispetto al 2019;  il 10% dei cittadini ha rinunciato alle cure, circa la metà a causa del Covid-19, contro il 6,3% del 2019. Il fenomeno è addirittura raddoppiato, sempre a causa del Covid, in Piemonte (48,5%), Liguria (57,7%), Lombardia (58,6%) e Emilia-Romagna (52,2%). A rinunciare maggiormente alle cure, infine, sono state le donne".

Se va male per chi contrae l’infezione da Sars-Cov2, va malissimo per chi era già affetto da altre patologie o, peggio, per chi avrebbe potuto evitarle grazie agli screening oncologici: nel periodo gennaio-settembre 2020 rispetto allo stesso periodo 2019  - documenta il rapporto - sono stati svolti 2.118.973 in meno screening cervicali, mammografici e colorettali (-48,3%). Dati da cui discende una riduzione delle diagnosi di lesioni, carcinomi e adenomi avanzati per un totale di 13.011.

Di più: la contrazione dell’accesso alle cure ha influito anche sull’accesso alle terapie innovative. Nel periodo gennaio-settembre 2020, infatti, la spesa per i farmaci innovativi non oncologici è diminuita per un ttotale di  -122,4 MLN di euro rispetto al 2019.

“Quel che è peggio però - commenta Tonino Aceti Presidente di Salutequità - è che se da un lato nessun provvedimento per gli anni 2021 e seguenti, a partire dall’ultima legge di Bilancio per arrivare al recente decreto Sostegni, ha preso in considerazione una qualsiasi forma di programmazione e/o finanziamento per il “rientro” delle mancate terapie non-Covid  mancano anche all’appello una serie di dati ufficiali accessibili pubblicamente, fondamentali per dimensionare con precisione l’effettivo fenomeno e mettere in campo rapidamente le necessarie azioni correttive e monitorarle tempestivamente”.

L'elenco è lungo e deprimente: l'ultima Relazione sullo stato sanitario del Paes  è quella del 2012-2013; il Monitoraggio dei LEA è fermo ai risultati 2018;  - 7 anni di ritardo rispetto ai dati 2020;  idem per il Nuovo Sistema di Garanzia dei LEA (NSG). Fermi al 2018 anche l'Annuario statistico del Servizio sanitario nazionale; il report sul Personalde del SSN; il Conto Annuale. L'edizione aggiornata delle SDO (Rapporto annuale sulle attività di ricovero ospedaliero)  è quella del 2019. 

"I ritardi nella pubblicazione dei dati contenuti nelle rilevazioni ufficiali hanno sempre rappresentato una criticità importante del SSN, sia dal punto di vista della verifica dell’efficacia degli interventi, sia da quello sulle modalità di utilizzo delle risorse stanziate, a partire da quelle previste nei provvedimenti emergenziali per il potenziamento del SSN, dall’assistenza territoriale, al recupero delle liste di attesa", commenta ancora Aceti .

"Per colmare il gap - conclude -  è necessario predisporre un preciso programma che parta dall’immediato aggiornamento al 2020 e relativa pubblicazione di tutte le rilevazioni ufficiali delle diverse istituzioni sanitarie (e non), per misurare lo stato attuale dell’assistenza garantita ai pazienti NON Covid-19, rilevare le criticità nell’accesso alle cure e impostare subito un Piano nazionale di recupero del SSN per gli assistiti non covid. Per questo serve una nuova Relazione sullo stato sanitario del Paese 2020-2021 (l’ultima si riferisce al 2012-2013), come pure avviare un’indagine conoscitiva parlamentare sullo stato dell’assistenza garantita ai pazienti NON Covid”.

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Foto: Maurício  Mascaro su Pexels

DIABETE
Generici

Dopo Roma e Milano, anche Torino entra nel programma Cities Changing Diabetes®, l’iniziativa realizzata in partnership tra University College London (UCL) e il danese Steno Diabetes Center, con il contributo di Novo Nordisk, coordinata in Italia da Health City Institute, in collaborazione con Ministero della salute e Istituto superiore di sanità, Anci – Associazione Nazionale Comuni Italiani, Intergruppo parlamentare qualità di vita nelle città, Istat, Fondazione Censis, Coresearch, Italian Barometer Diabetes Observatory (Ibdo) Foundation, le società scientifiche del diabete, della medicina generale e le associazioni di tutela dei diritti dei pazienti e di cittadinanza.

Il programma, che si avvia a coinvolgere oggi 40 metropoli di tutto il mondo, si propone di evidenziare il rapporto tra urbanizzazione e diabete tipo 2 e a promuovere iniziative per salvaguardare la salute dei cittadini e prevenire la malattia. 

Nell’area della città metropolitana di Torino risiedono, secondo le elaborazioni di Health City Institute su dati ISTAT, circa 135 mila persone con diabete, 52 mila nel solo capoluogo. Torino occupa, in termini assoluti, la quarta piazza nella graduatoria della città metropolitane italiane per popolazione residente colpita dalla malattia – dopo Roma, Napoli e Milano. Tuttavia, è al primo posto tra quelle del Nord Italia in termini percentuali. Paragonandola, ad esempio, alla vicina Milano, che la precede nella classifica con circa 180 mila residenti, pari al 5,6 per cento della popolazione, le persone con diabete dell’area metropolitana torinese corrispondono al 6 per cento dei residenti. 

Oltre 3 miliardi di persone nel mondo vivono oggi in città metropolitane e megalopoli: Tokyo ha 37 milioni di abitanti, Nuova Delhi 22 milioni, Città del Messico 20 milioni. Poco meno di 15 anni fa, per la prima volta nella storia dell’Umanità, la popolazione mondiale residente in aree urbane ha superato la soglia del 50 per cento e questa percentuale è in crescita, come indicano le stime dell’Organizzazione mondiale della sanità. Nel 2030, 6 persone su 10 vivranno nei grandi agglomerati urbani, nel 2050 7 su 10. Un filo sottile ma evidente, inoltre, lega il fenomeno dell’inurbamento alla crescita di malattie come il diabete o l’obesità. Esiste infatti una suscettibilità genetica a sviluppare la malattia, cui si associano fattori ambientali legati allo stile di vita. Oggi, vive nelle città il 64 per cento delle persone con diabete, l’equivalente di circa 246 milioni di persone, ma il numero è destinato a crescere. La principale arma a disposizione per frenare questa avanzata è la prevenzione, attraverso la modifica di quei fattori ambientali, educativi e culturali che la favoriscono. Per questo motivo è nato Cities Changing Diabetes®: le città che sottoscrivono l’Urban Diabetes Declaration si impegnano a rispettare cinque principi guida per rispondere alla sfida del diabete urbano: investire nella promozione della salute e del benessere a lungo termine, agire sui determinanti sociali e culturali che sono le cause profonde che determinano le opportunità di una vita sana per i cittadini, integrare la salute in tutte le politiche, coinvolgere attivamente le comunità e creare soluzioni di partenariato con altri settori in modo trasversale.

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Foto: Polina Tankilevitch su Pexels

DIGITAL HEALTH
Altro

Le terapie digitali (digital therapeutics, DTx), l’ultima frontiera della medicina, stanno attirando un’attenzione sempre maggiore. Si tratta di interventi terapeutici a tutti gli effetti, in cui un software prende il posto del principio attivo di un farmaco, e possono integrare o sostituire le terapie tradizionali.  Questo anno di pandemia ha evidenziato l’importanza della tecnologia digitale in ambito sanitario e le terapie digitali fanno parte di quella che è a tutti gli effetti una rivoluzione di pensiero, di pratica medica e di gestione sanitaria.  Ad oggi sono già state interessate da questo approccio patologie come il diabete, sintomi di alcuni tipi di cancro, colon irritabile, dipendenza dal fumo o droghe, mal di schiena, asma, deficit da attenzione ADHD, insonnia e attacchi di panico.

A fare il punto sulla materia è l'Osservatorio Terapie Avanzate (OTA) che ha raccolto le informazioni, finora disponibili solo in maniera frammentaria, sulle diverse terapie digitali approvate nel mondo e ha realizzato una tabellche le illustra in maniera sintetica ed esaustiva.

Si tratta di terapie giovanissime, la prima è stata approvata nel 2017 dalla Food and Drug Administration (FDA) statunitense e ad oggi gli Stati Uniti vantano il maggior numero di DTx approvate. Nel panorama europeo il Paese più avanzato su questo fronte è la Germania, seguita dalla Francia e dalla Gran Bretagna. L’Italia mostra invece un “ritardo” digitale molto marcato, manca una normativa dedicata e nessuna DTx è stata ancora autorizzata. La sezione dedicata alle terapie digitali, lanciata da OTA quasi un anno fa, contiene articoli divulgativi su queste nuovissime e ancora poco conosciute terapie, con particolare attenzione alle pubblicazioni – apparse sulle principali riviste scientifiche nell’ambito di digital health – sulle sperimentazioni cliniche randomizzate e alle autorizzazioni da parte degli enti regolatori.

“È importante sottolineare la differenza tra le semplici app scaricabili dagli store online e le DTx: queste ultime sono infatti studiate e sviluppate attraverso sperimentazioni cliniche controllate e randomizzate su esiti di salute misurabili, come per qualsiasi altro farmaco in commercio – commenta Eugenio Santoro, responsabile del laboratorio di informatica medica dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri IRCCS, membro del comitato scientifico di Osservatorio Terapie Avanzate – Essendo vere e proprie terapie sono sottoposte a rigidi controlli: sono tenute a rispettare standard di sicurezza ed efficacia e a rispondere ai requisiti normativi richiesti dagli enti regolatori. Si tratta di strumenti all’avanguardia che, oltre alla valutazione clinica, devono rispondere a determinati criteri di usabilità e di gestione dei dati e della privacy degli utenti”.

Modificare il comportamento del paziente è la base su cui poggiano molte terapie digitali: infatti, sebbene siano numerose le aree mediche nelle quali ci sono terapie digitali approvate e in sperimentazione, c’è una certa preponderanza nelle dipendenze e nelle malattie croniche, in particolare mentali e metaboliche. Ad oggi la “modalità di somministrazione” è quello della “app”, ma non è l’unico: infatti, negli USA è stato autorizzato il videogioco EndeavoRx, una terapia digitale per il trattamento dell’ADHD nei bambini tra gli 8 e i 12 anni. Le DTx già approvate hanno dimostrato di avere una efficacia pari o superiore rispetto al farmaco normalmente utilizzato, spesso con una migliore tollerabilità. Ad oggi, anche se ci sono già alcuni esempi di approvazione e commercializzazione, le DTx non sono ancora entrate a tutti gli effetti nella pratica medica.

“Ci sono alcuni fattori che limitano la loro applicazione, tra cui in primis il ‘ritardo’ digitale di alcuni Paesi, specialmente in sanità, ma anche la scarsa conoscenza del prodotto da parte di tutti gli stakeholder coinvolti (pazienti, medici, istituzioni, ospedali) con conseguente poca strategia nell’inserirlo nella pratica clinica quotidiana e il fattore economico”, aggiunge Santoro. “Inoltre, a livello burocratico ci sono ancora alcune lacune: infatti, si stanno delineando ora le normative internazionali e nazionali per la gestione, l’approvazione e la diffusione di queste terapie.”

Per quanto riguarda la normativa, e restando nel nostro continente, un esempio da cui potremmo trarre beneficio è la Germania, uno tra i Paesi che si sono maggiormente occupati di strutturare una regolamentazione ad hoc per le DTx (e in più in generale per gli strumenti di digital health), facilitandone lo studio, la sperimentazione e l’approvazione. Già nel 2019 il parlamento tedesco aveva approvato la legge sull’assistenza sanitaria digitale che, oltre a voler riformare il sistema sanitario tedesco su base tecnologica, getta le basi per l’ingresso delle DTx. In Italia nessuna terapia digitale è stata ancora approvata e autorizzata al commercio, ma la situazione si sta evolvendo velocemente perché la tecnologia digitale è in continuo aggiornamento: il prossimo futuro potrebbe riservarci molte novità in questo ambito.

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Foto: Francesco Ungaro su Pexels

COVID-19
Altro

Fare il vaccino anti-Covid è importante ma altrettanto importante è verificarne gli effetti nella popolazione in termini di risposta immunitaria e durata. A questo mirano due studi avviati dall'ISS: il primo, in collaborazione con la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), è dedicato agli anziani residenti nelle RSA, il secondo è rivolto a una popolazione più ampia, composta da circa 2000 persone.

Studio su popolazione generale
Per studiare la risposta immunitaria indotta dalla vaccinazione, sia quella di tipo ‘umorale’, cioè mediata da molecole che circolano nell’organismo come gli anticorpi, che quella di tipo cellulare, l’Istituto Superiore di Sanità ha infatti avviato uno studio longitudinale multicentrico su adulti sani e anziani fragili vaccinati con diverse tipologie di vaccino anti-COVID-19. Il monitoraggio coinvolgerà un campione di 2000 individui per ognuno dei vaccini attualmente disponibili nel Paese e comprenderà due gruppi: soggetti relativamente sani tra i 30 e i 65 anni di età e soggetti di età superiore ai 65 anni fragili (cioè affetti da almeno due comorbidità).
Il dosaggio del titolo anticorpale sarà effettuato a 1, 6 e 12 mesi dalla vaccinazione. Ad un anno dalla vaccinazione sarà inoltre misurata la risposta cellulo-mediata.  I dati raccolti forniranno informazioni sulla quantità e la qualità della risposta immunitaria indotta dai diversi vaccini in adulti e anziani fragili e, in via preliminare, sull’efficacia nel proteggere dall’infezione e/o dalla malattia.
La ricerca è  stata progettata in base a quanto previsto dal documento presentato il 2 dicembre 2020 al Parlamento recante le “Linee guida del Piano strategico per la vaccinazione anti-SARS-CoV-2/COVID-19” (Decreto Ministeriale 2 gennaio 2021), elaborato da Ministero della Salute, Struttura Commissariale Straordinaria per l’Emergenza, Istituto Superiore di Sanità, AgeNaS e AIFA, per la necessità di raccogliere tempestivamente dati sulla risposta anticorpale e sulla memoria immunologica nelle persone sottoposte a vaccinazione anti-COVID-19 per informare le decisioni sul piano di vaccinazione nazionale anti SARS-CoV-2/COVID-19. Lo studio sarà coordinato dal Dipartimento di Malattie Infettive dell’ISS e coinvolgerà 8 centri ospedaliero-universitari dislocati sul territorio nazionale (Azienda Ospedaliero-Universitaria Policlinico Umberto I, Sapienza Università Roma; IRCCS Policlinico Ospedale Maggiore, Milano; Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna IRCCS Policlinico di Sant’Orsola, Università di Bologna; A.S.S.T. Ovest Milanese, Legnano (MI); Ospedale "Colonnello D'Avanzo" Policlinico Riuniti, Foggia; IRCCS Ospedale Policlinico San Martino, Genova; Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico "Paolo Giaccone", Palermo; Università di Padova, ULSS 6 Euganea, Padova) e per il disegno campionario e le analisi matematico/statistiche la Fondazione Bruno Kessler, Trento.

Studio sugli anziani nelle RSA
Affidato invece a GeroVAX - lo studio avviato dall'ISS con la Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG) - il compito di valutare efficacia, sicurezza e durata delle vaccinazioni anti-Covid-19 nel contesto delle RSA, sugli anziani più fragili nei quali la risposta immunitaria potrebbe essere alterata o inferiore.
L’indagine ha l’obiettivo di coinvolgere 5.000 residenti in 90 RSA di 10 Regioni italiane, parte della rete del progetto GeroCovid RSA promosso dalla SIGG nel quadro di un più ampio studio multicentrico osservazionale, unico in Europa, nato nel marzo scorso per raccogliere dati sulla situazione reale degli anziani più esposti alla minaccia Covid. A oggi sono già stati arruolati oltre 2500 anziani nelle strutture di Veneto, Lombardia, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Calabria e Sicilia. Per lo studio saranno registrate le eventuali reazioni avverse al vaccino nei primi 7 giorni dalla somministrazione e ne sarà soprattutto valutata l’efficacia, raccogliendo a 6 e 12 mesi di distanza dalla prima dose il numero di eventuali nuovi casi di Covid-19, gli accessi in Pronto Soccorso, i ricoveri ospedalieri e la mortalità. Quindi, su un campione di 779 anziani, sarà valutata la produzione di anticorpi prima del vaccino e a distanza di 2, 6 e 12 mesi dalla prima dose. In 40 pazienti sarà misurata anche la risposta immunitaria cellulo-mediata a 12 mesi dal vaccino. In questo modo sarà possibile stimare la durata della protezione vaccinale negli anziani più vulnerabili.

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Foto: Bud Helisson su Unsplash

MERCATO UE
Altro

Le richieste di Medicines for Europe in vista della riunione del Consiglio Europeo del 25 e 26 marzo

 

 

40° CONGRESSO SIF
VAM

Il tema delle Value Added Medicines al centro di un simposio organizzato oggi dalla Società Italiana di Farmacologia in collaborazione con Egualia. Esperti a confronto sull’innovazione continua delle molecole

40° CONGRESSO NAZIONALE SIF
Altro

Tutti daccordo sulla necessità di cambiare una governance farmaceutica obsoleta, basata su tetti di spesa e payback,silos budget. Ma come cambiare? Opzioni e ipotesi operative sono state al centro della Tavola Rotonda "Drug policies and future priorities", moderata da Nello Martini.

OSPEDALI
Altro

La Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS è il migliore ospedale d’Italia. È quanto emerge dalla classifica World’s Best Hospital 2021 stilata come ogni anno dallo storico magazine statunitense “Newsweek”, in collaborazione con Statista Inc.

“È un riconoscimento particolarmente significativo nell’anno della pandemia da Covid-19 – afferma il professor Marco Elefanti, Direttore Generale della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS –, la conferma internazionale del valore del nostro modello assistenziale anche in risposta all’emergenza sanitaria. In questo anno infatti abbiamo continuato a prenderci cura al meglio di tutti i nostri pazienti, grazie anche a soluzioni organizzative originali come l’integrazione della teleassistenza nei processi di cura, la creazione di un ospedale dedicato esclusivamente ai pazienti Covid e la realizzazione di percorsi per i malati Covid-free, che sono la maggioranza. Il tutto in tempi record e con grande partecipazione da parte di tutta la nostra comunità, medici, personale sanitario e tecnico amministrativo, che merita davvero un plauso. Questi risultati ci inorgogliscono e ci ripagano dei tanti sacrifici fatti senza sosta in una stagione difficilissima per assicurare sempre la migliore assistenza ai nostri pazienti. Auspico, infine, che questo risultato sia di stimolo a far sempre meglio e a tenere alta la guardia rispetto alla situazione attuale, ancora molto complessa e delicata”.

La classifica di “Newsweek” ha preso in esame 2.000 ospedali di 25 nazioni e il ranking tiene conto dell’eccellenza delle cure erogate, dalla presenza di medici di chiara fama, di uno staff infermieristico di prima qualità e di un’offerta di tecnologie all’avanguardia.

Gli ospedali da prendere in esame per il ranking mondiale vengono selezionati sulla base delle ‘nomination’ suggerite da esperti in campo sanitario (sono stati coinvolti oltre 74mila tra medici, manager e professionisti sanitari tra settembre e novembre 2020), sulla base dei risultati di indagini condotte sui pazienti e dei key performance indicator medici sugli ospedali (per esempio dati sulla qualità dei trattamenti, sulle misure igieniche e sulla safety dei pazienti, rapporto numero di pazienti per medico e per infermiere). Dopo aver selezionato in questo modo gli ospedali, un board di esperti internazionali procede alla loro valutazione e a stilare la classifica mondiale.

Eccellente la performance globale dell’Italia nella classifica di Newsweek. Infatti, tra i best hospital del mondo 2021 figurano 7 ospedali tra i primi 100: oltre al Gemelli (primo in Italia e 45° nel ranking mondiale) si segnalano il Policlinico Sant’Orsola Malpighi (52° posto) il Grande Ospedale Metropolitano Niguarda (72°posto), l’Istituto Clinico Humanitas (79°), l’Ospedale San Raffaele (88°), l’IRCCS Arcispedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia (93°) e l’Azienda Ospedaliera di Padova (98° posto).

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Foto: Tom Fisk su pexels

COVID-19
Altro

Mentre prosegue con fasi alterne il balletto delle priorità sulle età degli ammessi alla vaccinazione anti-Covid Egualia e Farmindustria – in un messaggio inviato al ministro della Salute, Roberto Speranza, al presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini e al coordinatore della Commissione Salute delle Regioni, Genesio Icardi – hanno ribadito la richiesta di vedere inserite al più presto, tra le categorie professionali considerate prioritarie nell'ambito del piano vaccinale nazionale e regionale, le lavoratrici e i lavoratori del settore farmaceutico, anche alla luce della nuova richiesta di impegno sul fronte della produzione dei vaccini necessari a contrastare la pandemia.

«Consapevoli della complessità del momento che stiamo vivendo, per l’aggravarsi della situazione epidemiologica a livello nazionale – si legge nel messaggio firmato dal presidente di Egualia, Enrique Häusermann e dal presidente Framindustria, Massimo Scaccabarozzi - vorremmo sottolineare ancora una volta come sia divenuto strategico e prioritario per la continuità della produzione farmaceutica nazionale, vaccinare gli addetti degli impianti di produzione».

«Le industrie del farmaco non hanno mai smesso di garantire continuità nell'approvvigionamento di farmaci, a partire dai salvavita utilizzati nei reparti ospedalieri con particolare riferimento alle terapie intensive – proseguono -. In quest'ottica le persone che lavorano nelle imprese del farmaco rappresentano, soprattutto in questo momento, una risorsa indispensabile per continuare a garantire la stessa capacità di risposta avuta dalla nostra industria fino a questo momento».

Nello scorso marzo - ricordano ancora le associazioni di settore -. proprio in virtù della strategicità del comparto, gli addetti farmaceutici erano stati esclusi dall'obbligo della quarantena proprio per garantire l'indispensabile continuità del processo produttivo. Ora per lo stesso motivo è necessario garantire un'adeguata copertura vaccinale tra le categorie prioritarie, al fine di evitare criticità operative.

«Diverse le aziende che già da qualche settimana registrano un livello importante delle ore di assenza dei lavoratori per ragioni sanitarie, con un potenziale impatto sulle tempistiche delle produzioni e, quindi, dell'erogazione di farmaci in tutto il Paese. Un rallentamento che in questo momento non possiamo permetterci. - concludono - . Allo stesso tempo siamo convinti che l'imponente progetto del Governo volto al rafforzamento dell'intera filiera per la produzione di farmaci e vaccini, debba poter trovare terreno fertile e svilupparsi su impianti produttivi in grado di lavorare a pieno regime. In virtù di ciò, crediamo prioritario che agli addetti dell'industria sia garantita al più presto l'accesso alla vaccinazione».

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Foto: Thisisengineering su Pexels