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Centocinquanta tonnellate l’anno di acido micofenolico, farmaco antirigetto per i pazienti sottoposti a trapianto (400 mila pazienti l’anno; 1,5 milioni di dosi terapeutiche); 280 tonnellate l’anno di acido clavulanico, uno dei più sperimentati antibiotici per il trattamento delle comuni infezioni batteriche in tutte le classi d’età (circa 200 milioni di pazienti; 2 miliardi di dosi terapeutiche prodotte l’anno). E circa 1.600 tonnellate l’anno di tiamulina, un antibiotico di ampio uso in campo veterinario, particolarmente utilizzato nell’allevamento dei suini. Per un valore complessivo della produzione pari a 85 milioni di euro nel 2016.

Sono questi i numeri messi in scena oggi a presso lo stabilimento Sandoz Industrial Products di Rovereto, sede della quinta tappa del tour “Fabbriche Aperte” inaugurato due anni fa da Assogenerici per far conoscere alle istituzioni, alle amministrazioni locali, ai medici, ai pazienti, ai consumatori e alla stampa il valore del comparto e l’eccellenza dei propri stabilimenti produttivi.

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I farmaci equivalenti rappresentano il 62% dei medicinali dispensati in Europa pur impattando solo sul 4% dei budget sanitari complessivi dell’Unione. Il dato – che testimonia per la prima volta il “sorpasso” degli equivalenti sui brand, è contenuto nell’aggiornatissimo Report “Global Healthcare Trends and Outlook“, presentato ieri da Alan Sheppard (Principal Thought leadership di QuintilesIMS) in occasione delle conferenze congiunte delle associazioni europea e mondiale delle aziende produttrici del comparto - Medicines for Europe e IGBA - in corso a Lisbona.

Al centro degli incontri, oltre alla cooperazione internazionale in materia di regolamentazione, i dati contenuti in diversi studi presentati nel corso della conferenza che evidenziano la necessità di una revisione urgente delle politiche in materia di medicinali per stimolare l'accesso più ampio ai medicinali equivalenti, biosimilari e a valore aggiunto.

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Cresce, anche se lentamente, il consumo degli equivalenti che nel periodo gennaio-marzo  guadagnano uno 2,8%  nei consumi in classe A del canale farmacia rispetto al primo trimestre del 2016. Il dato emerge dal Report trimestrale sui trend del mercato italiano di settore, realizzato dal Centro Studi di Assogenerici, che assegna ai generici equivalenti il 20,88% del totale del mercato farmaceutico a volumi nel canale delle farmacie aperte al pubblico (11,6% a valori).

Complessivamente, il mercato dei generici equivalenti vale 1,5 miliardi (in prezzi ex factory), con un giro d’affari concentrato essenzialmente in classe A (1,17 miliardi; 77% del totale della spesa per farmaci generici). Dal punto di vista dei volumi, sempre in classe A, i generici equivalenti rappresentano a unità l’88,9% del mercato complessivo di settore.

Dall’analisi realizzata da Assogenerici sul trend dei consumi nei primi tre mesi del 2017, pur nella generale stagnazione dei consumi farmaceutici emerge una performance comunque positiva degli equivalenti nel canale farmacia che si  chiude con un +1,9% a unità e un +4% a valori, a fronte di segnali di retrocessione dei restanti segmenti del mercato farmaceutico. In questo senso il fattore a maggiore incidenza su questi trend è rappresentato dalle immissioni in commercio di nuovi farmaci generici equivalenti a seguito delle recenti scadenze brevettuali.

Ciò nonostante l’analisi sulla segmentazione del mercato a volumi nel canale farmacia evidenzia che i generici equivalenti totalizzano ancora il 20,88%, contro il 52,56% detenuto dai brand a brevetto scaduto, mentre le specialità sotto brevetto coprono il 26,56% dei consumi.

Ammonta invece al 14%, sempre nel mercato farmacia, la quota del mercato totale a valori totalizzata dagli equivalenti mentre i brand (sotto brevetto e a brevetto scaduto) si spartiscono a pari merito il restante 86%. Con riferimento ai soli consumi off patent, i generici equivalenti assorbono invece il 28% del mercato a volumi del canale farmacia contro il 72% detenuto dai brand a brevetto scaduto.

  

I consumi in classe A nel primo trimestre 2017

Entrando nel dettaglio dei consumi in classe A, nel periodo gennaio-marzo 2017 emerge una crescita complessiva dello 0,7% delle confezioni rimborsate dal SSN a fronte  di una flessione delle confezioni relative ai prodotti ancora coperti da brevetto (-2,7% a gennaio-marzo rispetto allo stesso periodo del 2016) e – come già accennato – di una crescita del 2,8% dei generici equivalenti.

Coerentemente in crescita il dato a valori: nel primo trimestre dell’anno la spesa rimborsata da SSN nel canale farmacia e cresciuta del 2,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, a fronte  di una flessione dello 0,8% per i prodotti ancora coperti da brevetto e una crescita del 5,6% per il segmento dei generici-equivalenti.  

Per quanto riguarda l’analisi dei consumi per area geografica, il consumo degli equivalenti si concentra soprattutto al Nord (34,5% a unità; 27,7% a valori), mentre risultano distanziati il Centro (25,2%; 17,6%) e il Sud Italia (20,1%; 13,8%). In particolare, a guidare la classifica dei consumi di equivalenti è la Provincia Autonoma di Trento (40,9% sul totale delle unità dispensate Ssn nel periodo gennaio-marzo), seguita dalla Lombardia (36,9%) e dall’Emilia Romagna (34,4%). Fanalino di coda Calabria (18,2%), Basilicata (18,3%), Campania e Sicilia (19,8%).

Il totale del differenziale di prezzo pagato dal cittadino nel periodo gennaio-marzo 2017 per ottenere il farmaco brand invece del generico, ammonta a 286 milioni di euro.

 

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Cresce, anche se lentamente, il consumo degli equivalenti che nel periodo gennaio-marzo  guadagnano uno 2,8%  nei consumi in classe A del canale farmacia rispetto al primo trimestre del 2016. Il dato emerge dal Report trimestrale sui trend del mercato italiano di settore, realizzato dal Centro Studi di Assogenerici, che assegna ai generici equivalenti il 20,88% del totale del mercato farmaceutico a volumi nel canale delle farmacie aperte al pubblico (11,6% a valori).

Complessivamente, il mercato dei generici equivalenti vale 1,5 miliardi (in prezzi ex factory), con un giro d’affari concentrato essenzialmente in classe A (1,17 miliardi; 77% del totale della spesa per farmaci generici). Dal punto di vista dei volumi, sempre in classe A, i generici equivalenti rappresentano a unità l’88,9% del mercato complessivo di settore.

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“Payback, sostenibilità e accesso al mercato sono i temi da affrontare con assoluta priorità al tavolo della Governance farmaceutica, per delineare i pilastri un patto di stabilità pluriennale che trovi un punto di equilibrio fra gli interessi di tutte le parti in gioco, che garantisca una stabilità normativa a vantaggio di tutte le imprese farmaceutiche e che salvaguardi le risorse dedicate al farmaco. Perché non c’è concorrenza e non può esserci innovazione se le aziende non sono messe in condizione di sopravvivere”.

Ad affermarlo è stato il presidente Assogenerici, Enrique Häusermann, intervenendo oggi al X Forum Nazionale Pharma su Ricerca, innovazione, accesso in farmacologia in corso a Stresa. Al centro della tavola rotonda - cui hanno preso parte rappresentanti delle associazioni dei produttori, di Aifa e delle Regioni  - il tema del difficile equilibrio  tra il cronico sotto-finanziamento della spesa farmaceutica pubblica, l’avvento di farmaci innovativi e costosi e il diritto di ciascun cittadino ad accedere in modo equo alle cure più appropriate disponibili  sul mercato. 

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Le prospettive della deroga al Certificato complementare in discussione in Europa analizzate in occasione degli “Incontri Asis 2017”, meeting annuale dell’Associazione studi sull’industria della salute, in corso a Tirrenia (Pisa)

Tirrenia, 19 maggio - “Nel nostro Paese per ogni euro speso per la produzione farmaceutica, si generano 2,09 euro distribuiti su tutti i settori dell'economia nazionale e le scadenze brevettuali dei prossimi 5 anni rappresentano un mercato di circa due miliardi di euro su cui puntare.  Ma per capitalizzare l’opportunità industriale offerta dai farmaci equivalenti e dai biosimilari servono regole nuove a partire dalla export exception, di cui ancora si discute a livello europeo, per produrre su scala industriale in vigenza del certificato di protezione complementare (Supplementary Protection Certificate - SPC) ed esportare nei Paesi dove il questo è già scaduto o non è in vigore. Questa misura metterebbe l’Italia al passo con i diretti competitor degli States e  avrebbe ricadute occupazionali fino a oltre 4mila nuovi posti di lavoro in più nel settore”. 

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ROMA, 9 maggio 2017 - L’introduzione dei farmaci biosimilari nel mercato europeo ha determinato, nel tempo, riduzioni del costo delle terapie tra il 10% e il e il 50% nelle diverse  aree terapeutiche: il caso più eclatante è rappresentato dall’Epoetina in Portogallo, dove l’onere per giorno di trattamento è diminuito nel giro di un anno del 66%. Performance altrettanto rilevati si sono però registrate ad esempio per l’ormone della crescita (HGH) in Finlandia (-52%), per i fattori di crescita granulocitari in Romania (-62%), per gli anti-TNF in Svezia (-39%). 

Il dato è contenuto nel  Rapporto “The Impact of Biosimilar Competition in Europe”:  datato maggio 2017 e realizzato da Quintiles IMS  su richiesta dei servizi della Commissione europea con il contributo di EFPIA, Medicines for Europe e EuropaBio è stato presentato venerdì scorso a Bruxelles assieme alla Guida Ema – Commissione Ue sui biosimilari indirizzatata agli operatori sanitari.

Il documento – basato sui dati di mercato 2016 – aggiorna la prima edizione, pubblicata nel 2015, proponendo quattro set di indicatori (Key Performance Indicators ) che analizzano la penetrazione dei biosimilari sul mercato utilizzando l’unità di misura delle giornate di trattamento. 

Dal punto di vista dei singoli prodotti, a registrare la riduzione più vistosa dei listini sono stati i mercati delle epoetine e dei fattori di crescita granulocitari (con una diminuzione media del -27% del costo del trattamento giornaliero in media sul totale del mercato),   seguiti dal mercato dell’ormone della crescita (-15%) e dell’anti-TNF (-10%).  

 

“Il Rapporto evidenzia una realtà che già conosciamo – commenta Manlio Florenzano, coordinatore dell’Italian Biosimilars Group (IBG). – In tutti Paesi è stata registrata  una consistente riduzione media dei prezzi nelle aree terapeutiche in cui sono stati introdotti biosimilari perché la pressione concorrenziale si riflette non solo sul prodotto comparabile bensì sull’intera classe terapeutica”.  “Per questo – conclude Florenzano -  il Rapporto indica con chiarezza la necessità di garantire la presenta del massimo numero di player sul mercato per realizzare i migliori risultati nel lungo periodo, abbandonando le politiche tese a limitare il numero dei concorrenti attivi, efficaci forse a brevissimo termine ma destinate a fallire l’obiettivo condiviso dai Paesi europei, di un sempre maggiore ampliamento della platea dei pazienti che hanno accesso alle cure innovative e costose. Poiché è innegabile che - al di là degli aspetti puramente economici - la compresenza  sul mercato di una maggiore scelta di principi attivi – biologici e biosimilari - in ciascuna area terapeutica rappresenta sia per il medico che per il paziente la miglior garanzia di poter accedere alle cure più appropriate per ciascuna condizione patologica”.

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Foto: Gilmer Diaz Estela su Pexels

 

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“Serve con urgenza una  manutenzione straordinaria del Pht che individui perimetri di ragionevolezza per il ricorso alla distribuzione diretta o alla distribuzione per conto (DPC), correggendo le storture determinate dall’uso improprio da parte delle Regioni delle forme alternative di distribuzione dei farmaci”. introdotte dalla Legge 405/2001”.

 Ad affermarlo è stata Cinzia Falasco Volpin, vicepresidente Assogenerici, intervenendo oggi  in occasione del convegno organizzato da Federfarma nell’ambito della XXI edizione di Cosmofarma Exibition, in programma fino a domani alla Fiera di Bologna.

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ROMA, 5 maggio 2017 - “Le aziende produttrici di biosimilari non possono che plaudire alla scelta della Commissione UE e dell’EMA di mettere nero su bianco indicazioni chiare in merito a questi prodotti destinate agli operatori sanitari. E’ una scelta che conferma l’attenzione e la determinazione con cui l’Europa punta ad ampliare l’accesso alle cure innovative per un sempre maggior numero di cittadini garantendo allo stesso tempo la sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali”.

Manlio Florenzano, coordinatore dell’Italian Biosimilars Group (IBG), commenta così la notizia della pubblicazione da parte dell’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) e della Commissione UE di una guida informativa per gli operatori sanitari sui medicinali biosimilari, con l’obiettivo offrire a questi ultimi informazioni certificate e condivise sia sugli aspetti scientifici che sulle questioni regolatorie relative a prodotti che - come sottolineato dal direttore esecutivo dell’EMA, Guido Rasi - “sono oggi parte integrante delle efficaci terapie biologiche disponibili nell'UE".

“La guida – spiega Florenzano – è stata presentata  ufficialmente oggi a Bruxelles in occasione del terzo Workshop sui biosimilari promosso dalla Commissione Ue assieme alle organizzazioni dei pazienti, dei medici dei farmacisti, delle accademie, delle autorità regolatorie e delle industrie. Una occasione preziosa e particolarmente apprezzata dalle associazioni europee del comparto - EFPIA, EuropaBio and Medicines for Europe - per promuovere la circolazione di informazioni corrette e neutrali tra i diversi stakeholder”.

“Ora - conclude Florenzano - ci auguriamo che nel solco del dialogo avviato oggi resti alta l’attenzione sulle  tematiche legate ai biosimilari e si sviluppino altre iniziative capaci di garantire la formazione continua degli operatori sanitari  e la consapevolezza da parte dei pazienti su prodotti utilizzati in Europa a partire dal 2006 e che possono contare su una estesa e documentata esperienza clinica sul fronte della sicurezza e dell’efficacia.”.  

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Foto: Christian Lue su Unsplash

 

 

 

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Aifa: Assogenerici, “Bene la scelta di Vella, ora l’Agenzia stringa i tempi”

Serve uno snellimento sostanziale delle procedure autorizzative e negoziali per ridurre i tempi della fase nazionale, che nel caso degli equivalenti arriva a durare fino a nove mesi dopo la conclusione dell’iter a livello europeo

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Su quasi 25 mila segnalazioni di reazioni avverse da farmaci (ADRs) censite nel periodo 2014-2016 da Asgenia – società di servizi per la farmacovigilanza di Assogenerici - il 75% (per un totale di 18.211) è risultato provenire da medici contro un 16% di segnalazioni giunte da farmacisti (3.867 in numeri assoluti) e un 7% proveniente da altri operatori sanitari (1.664 segnalazioni).   
 
Per quanto riguarda in particolare le ADRs segnalate provenienti dai farmacisti, le segnalazioni di serie reazioni avverse sono state 1.804, contro 2.063 ADRs classificabili di minore rilievo. Delle prime, ben l’82,15% (1.482 in numeri assoluti) sono giunte dai farmacisti della Regione Lombardia, risultati in questa parziale graduatoria protagonisti assoluti dell’attività di segnalazione, in un panorama che vede i farmacisti decisamente poco proattivi sul fronte della farmacovigilanza.
 
A tracciare il bilancio è stato Enrico Magni, esperto in ricerca clinica, direttore della società GK Pharma Consultants e consulente scientifico Assogenerici e Asgenia , nella relazione al convegno sul ruolo del farmacista territoriale nella farmacovigilanza organizzato sabato 18 marzo a Milano, nell’ambito della IV edizione di “FarmacistaPiù”, appuntamento annuale per i farmacisti italiani promosso dalla Fofi.
Il workshop, organizzato a cura di Afi, Fofi, Assogenerici e Asgenia, è stato l’occasione per fare il punto anche sugli aspetti normativi che presiedono all’attività della Rete nazionale di farmacovigilanza (RNF) dell’Aifa e sulle criticità connesse all’attività di segnalazione.
 
“La normativa vigente – ha ricordato Magni – prevede l’obbligo di segnalare tempestivamente le sospette reazioni avverse da farmaci e vaccini. In particolare, le sospette reazioni avverse da medicinali vanno segnalate entro 2 giorni (36 ore nel caso di farmaci biologici) da quando il medico o l’operatore sanitario ne viene a conoscenza. La segnalazione può essere fatta direttamente online sul sito www.vigifarmaco.it oppure compilando la scheda elettronica o cartacea da inviare al Responsabile di farmacovigilanza della propria struttura di appartenenza oppure al Titolare dell’Autorizzazione all’immissione in commercio (AIC) del medicinale che si sospetta abbia causato la reazione avversa. Ogni segnalazione inserita nel sistema fa scattare un alert attraverso il quale le informazioni vengono diffuse capillarmente su tutto il territorio nazionale”
 
“Disponiamo di una rete di farmacovigilanza complessa ed efficiente nell’ambito della quale, però è necessario segnalare di più e segnalare meglio”, ha proseguito Magni, riassumendo le principalic riticità rilevate dall’analisi delle schede di segnalazione.
“Gli errori più frequenti - ha spiegato - riguardano l’anagrafica del paziente o l’individuazione della tipologia di reazione avversa (es. ospedalizzazione o morte non sono ADRs, tranne la morte improvvisa, ndr.). Ma spesso si registra anche l’inserimento in rete di segnalazioni che riguardano Adr avvenute anche diversi anni prima”.
Da una analisi realizzata su 100 schede di segnalazione - ha riferito ancora Magni - è emersa ad esempio una percentuale di errori del 58%: il 30% relativi ai test di laboratori; il 22% ad eventi medici importanti (compresi cioè nella IME list redatta dagli esperti di Eudravigilance, la rete di Farmacovigilanza europea, ndr.), erroneamente classificati come “non gravi”; il 18% a discrepanze tra data di inserimento e data dell’Adr.
“Errori o inadempienze su questo fronte non vanno sottovalutati perché possono generare un bias nel Sistema Nazionale e Internazionale di Farmacovigilanza - ha avvertito l’esperto. -
 
Le schede errate possono portare ad elaborazioni non corrette in qualsiasi parte del mondo con un impatto su decisioni e conseguenze non prevedibili né giustificabili e possono ostacolare le aziende produttrici nella corretta valutazione della safety dei farmaci di cui sono titolari”. “Per questo - ha concluso - la richiesta che lanciamo oggi da questo convegno è di una maggiore sensibilizzazione sul tema della farmacovigilanza indirizzata a tutti gli operatori sanitari e anche ai cittadini”.
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Farmaceutica Ssn: Häusermann (Assogenerici), “Sistema in bilico, gli acquisti diretti cannibalizzano la concorrenza”

L’allerta lanciato in occasione del convegno sulla governance farmaceutica organizzato sabato 18 marzo a Milano da Federfarma Servizi, nell’ambito di “FarmacistaPiù”  

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Farmacovigilanza: Magni (Assogenerici/Asgenia), “Troppo poche le segnalazioni di reazioni avverse da parte dei farmacisti: solo il 16% su oltre 25mila censite nel triennio 2014-2016”

I dati illustrati al convegno sulla farmacovigilanza organizzato sabato 18 marzo a Milano da Afi, Fofi, Assogenerici e Asgenia nell’ambito di FarmacistaPiù

Milano, 18 marzo 2017 - Su quasi 25 mila segnalazioni di reazioni avverse da farmaci (ADRs) censite  nel  periodo 2014-2016 da Asgenia – società di servizi per la farmacovigilanza di Assogenerici -  il 75% (per un totale di 18.211) è risultato provenire da medici contro un 16% di segnalazioni giunte da farmacisti (3.867 in numeri assoluti) e un 7% proveniente da altri operatori sanitari (1.664 segnalazioni).    

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Il nodo della Distribuzione diretta e i paletti alle società di capitali  nell’intervento al convegno sull’evoluzione della professione farmaceutica che ha inaugurato oggi a Milano la seconda giornata di “FarmacistaPiù”

Milano, 18 marzo - “Le marce alte che qualcuno sta cercando di ingranare sulle gare per la territoriale e sulla distribuzione diretta e le norme inserite nel Ddl Concorrenza  rischiano di condizionare e svilire definitivamente quel ruolo fiduciario che - si presume - debba e voglia essere affidato ai farmacisti e alle farmacie nell’ambito del Ssn”.

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L’allerta lanciato in occasione del convegno sulla governance farmaceutica organizzato sabato 18 marzo a Milano da Federfarma Servizi, nell’ambito di “FarmacistaPiù”

“Bisogna includere la spesa farmaceutica nei Drg dell’ospedaliera; puntare sui registri di monitoraggio e sulla valutazione dei costi evitati per la gestione dei farmaci innovativi; vincolare al capitolo della farmaceutica tutte le risorse generate dagli off patent”.

Ma soprattutto “è necessario maneggiare con cura lo strumento delle gare d’acquisto pubbliche per evitare che da strumento di razionalizzazione della spesa si tramutino in un boomerang capace di spazzare via le industrie, con costi drammatici non solo per il Ssn ma per l’intero sistema Paese.

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Cremona, 16 marzo 2017 - “Le strutture ospedaliere pubbliche rischiano di trovarsi a brevissimo a spendere assai più di oggi per l’acquisto di analgesici, antibiotici e addirittura farmaci oncologici, come conseguenza della “fuga” dei fornitori dalle gare per i medicinali off patent”.

A lanciare l’allarme è stato Massimiliano Rocchi, vicepresidente Assogenerici con delega per l’area ospedaliera, intervenendo all’VIII edizione del MePAIE, meeting annuale sul Mercato della Pubblica Amministrazione in Italia e in Europa, in programma oggi e domani a Cremona.

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GENOVA, 11 marzo 2017 - “Se è vero che i farmaci biologici rappresentano la nuova frontiera della ricerca e la risposta del futuro alle patologie più gravi, i farmaci biosimilari saranno in scena da protagonisti, sia sul fronte dell’innovazione, sia sul fronte della sostenibilità. E le norme  sulle procedure pubbliche d’acquisto introdotte con la Legge di Bilancio 2017 saranno lo strumento capace di garantire cure appropriate ad una sempre più amplia platea di pazienti”. 

A sostenerlo è stato Manlio Florenzano, presidente dell’IBG (l’Italian Biosimilars Group di Assogenerici), intervenendo oggi a Genova al  Convegno su “Innovazione, sostenibilità e partnership pubblico-privato in sanità”  promosso dal Dipartimento di Economia dell’Università degli Studi di Genova in collaborazione con la Regione Liguria e varie istituzioni pubbliche e private.

Al centro dei lavori la necessità di mettere a sistema sostenibilità economica e innovazione in ambito sanitario e farmaceutico individuando sinergie e soluzioni condivise tra tutti i soggetti istituzionali ed economici coinvolti. Sotto la lente, tra l’altro, le stime elaborate su dati Quintiles Ims in base alle quali le regole dell’accordo quadro ad aggiudicazione multipla in vigore da inizio anno per l’acquisto dei farmaci biologici  potrebbero determinare,  nei prossimi 3 anni, una minore spesa di oltre 500 milioni di euro”.

“I biosimilari  hanno  trasformato un privilegio di pochi - l’accesso alle cure più innovative e costose - in un diritto di molti, migliorando il rapporto costo/efficacia di terapie esistenti e assicurando farmaci fondamentali nella pratica clinica quotidiana a costi sostenibili per il Ssn  e rappresentano una opportunità straordinaria per l’Europa e per il nostro Paese, anche dal punto di vista industriale – ha spiegato Florenzano. – Il mercato è destinato ad evolversi rapidamente proprio a fronte del rebus della sostenibilità che rappresenta una sfida cruciale per tutti i sistemi sanitari del mondo avanzato.  Stime europee attestano ad un totale compreso tra i 12 e i 35 miliardi la minore spesa realizzabile con il ricorso ai biosimilari negli 8 principali Paesi europei tra il 2007 e il 2020. Sempre nel 2020, peraltro, perderanno la copertura brevettuale 6 farmaci biologici che vantano in Europa un mercato superiore ai 10 miliardi”.

“In un periodo storico come quello attuale, che vede il Servizio sanitario nazionale chiamato ad affrontare la sfida dell’attuazione dei nuovi Livelli essenziali di assistenza proprio mentre subisce un nuovo taglio di 422 milioni al Fondo sanitario nazionale ha concluso -  i biosimilari rappresentano una chance irrinunciabile, a patto che le risorse da essi generate  vengano reinvestite fino all’ultimo centesimo per garantire ai pazienti l’accesso ai farmaci innovativi”, ha proseguito.

“In quest’ottica – ha concluso - il primo obiettivo deve essere rappresentato dalla maggiore chiarezza delle informazioni istituzionali indirizzate ai clinici e ai pazienti in un  percorso nel quale, come aziende, speriamo di poter contare sul supporto di Aifa e di tutti gli stakeholder del settore”. 

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Foto: Ivan Samkov su Pexels

 

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Roma, 27 gennaio 2017 - “Chiediamo all’Aifa di convocare subito il tavolo di lavoro richiesto dal Mise sulla distribuzione diretta e per conto: gli effetti delle storture determinate dall’uso improprio, da parte di alcune Regioni, delle forme alternative di distribuzione farmaceutica, sono sotto gli occhi di tutti. Una soluzione non è più rinviabile”.

Il presidente di  Assogenerici, Enrique Häusermann, interviene così sulla vicenda che ha determinato ieri  lo sciopero delle farmacie private e pubbliche dell’Emilia Romagna, dopo il decesso di una novantenne risultata in possesso dei prodotti  relativi a sei mesi di terapia forniteli in distribuzione diretta dalla Asl di appartenenza. “I farmaci utilizzati dall’anziana di Modena - spiega Häusermann - erano in gran parte  prodotti scaduti di brevetto che non dovrebbero rientrare tra i farmaci compresi nella distribuzione diretta o per conto”“Questo – prosegue il presidente Assogenerici - è il risultato di un eccesso di discrezionalità nell’uso della norma introdotta dalla Legge 405/2001, che ha demandato alle Regioni il potere di acquistare direttamente e distribuire con metodi alternativi farmaci inseriti nel Prontuario della continuità terapeutica (Pht), dove dovrebbero figurare farmaci innovativi o soggetti a specifiche necessità di monitoraggio ricorrente”.